“La cucina italiana è la bandiera del Made in Italy nel mondo,  è un patrimonio da condividere”

  • Home
  • Blog Standard
  • Blog
  • “La cucina italiana è la bandiera del Made in Italy nel mondo,  è un patrimonio da condividere”
carla botta
Settembre 17,2026

“La cucina italiana è la bandiera del Made in Italy nel mondo,  è un patrimonio da condividere”

Carla Botta, ideatrice, organizzatrice e direttrice del Festival, racconta la visione di un progetto nato per valorizzare la cucina italiana come patrimonio culturale e come simbolo del Made in Italy e per  creare nuove connessioni tra Italia e Svizzera.

La cucina italiana protagonista in terra elvetica, attraverso incontri, cene e momenti di confronto pensati per mettere in relazione chef, pizzachef, ristoratori e produttori italiani e svizzeri, nel segno di una cultura gastronomica capace di unire territori, competenze e visioni. È questa la mission del progetto itinerante che, dal 26 ottobre al 4 novembre, coinvolgerà dieci città e importanti realtà della Confederazione elvetica.
La prima edizione del Festival della Cucina Italiana in Svizzera nasce con l’obiettivo di creare un dialogo concreto tra due Paesi attraverso il cibo, valorizzando l’identità italiana e la sua capacità di evolversi e confrontarsi con nuovi contesti.
A raccontarne la genesi, la visione e gli obiettivi è Carla Botta, ideatrice, organizzatrice e direttrice del Festival, alla guida di un progetto che punta a costruire nel tempo un nuovo spazio di incontro tra Italia e Svizzera.

Carla, il Festival nasce dopo il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Quanto è stato importante questo passaggio per la nascita del progetto?
«Il riconoscimento UNESCO dà ancora più valore a un patrimonio che non è fatto soltanto di ricette e prodotti, ma di saperi, gesti, tradizioni, territori e relazioni. È un patrimonio vivo, capace di evolversi nel tempo senza perdere la propria identità. Il Festival nasce proprio dalla volontà di valorizzare questa dimensione e di portarla oltreconfine attraverso un confronto autentico con la realtà svizzera.»

Quale dialogo si vuole creare tra Italia e Svizzera?
«Come ideatrice, organizzatrice e direttrice del Festival, ho voluto costruire un progetto che rafforzasse il legame tra Italia e Svizzera e portasse oltreconfine una visione autentica, contemporanea e consapevole della cucina italiana. Attraverso il cibo possiamo creare un ponte culturale e dare valore alle persone che ogni giorno custodiscono, interpretano e fanno evolvere questo patrimonio».

Da dove nasce l’idea del Festival?
«Dalla volontà di portare in Svizzera non soltanto i sapori italiani, ma ciò che rappresentano: cultura, territorio, tradizione e creatività. La cucina è un linguaggio capace di creare relazioni e il Festival nasce proprio per trasformare il cibo in un ponte tra persone, professionalità e culture».

Perché la Svizzera?
«È un Paese profondamente legato all’Italia, per storia, presenza della comunità italiana e attenzione alla qualità gastronomica. Abbiamo visto nella Svizzera il luogo ideale per costruire un dialogo autentico e valorizzare le reciproche esperienze».

Il Festival sarà itinerante. Qual è il valore di questa scelta?
«Volevamo costruire un vero viaggio nella Svizzera, incontrando città, territori e sensibilità differenti. Ogni tappa avrà una propria identità e sarà il risultato dell’incontro tra la realtà ospitante e i protagonisti italiani. Dieci racconti diversi, uniti dalla cucina italiana».

Al centro ci sono le cene a otto mani.
«Abbiamo immaginato un confronto concreto tra quattro professionalità: chef e pizzaiolo residenti, uno chef stellato italiano e un pizzaiolo italiano. Non una semplice presentazione della cucina italiana, ma la costruzione di qualcosa di nuovo attraverso tecniche, esperienze e sensibilità differenti».

Perché mettere insieme alta cucina e pizza contemporanea?
«Perché la pizza è oggi una delle grandi espressioni della gastronomia italiana. L’arte bianca ha sviluppato una ricerca profonda su impasti, materie prime e territori. Il dialogo con l’alta cucina racconta proprio questa evoluzione e la ricchezza delle forme attraverso cui l’identità italiana può esprimersi».

Il Festival punta anche alla creazione di una rete.
«È uno degli obiettivi più importanti. Non vogliamo semplicemente portare l’Italia in Svizzera, ma creare connessioni tra professionisti. Chef, pizzaioli, ristoratori e produttori potranno confrontarsi e generare nuove collaborazioni. La cucina italiana ha un patrimonio straordinario, ma per continuare a crescere deve sapersi aprire al mondo».

Che cosa significa oggi Made in Italy?
«Significa identità ed evoluzione. La tradizione è la nostra base, non un limite. Il valore della cucina italiana sta nella capacità di mantenere riconoscibili le proprie radici e, allo stesso tempo, interpretarle con uno sguardo contemporaneo».

Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare il Festival?
«Un’emozione e una consapevolezza: dietro ogni piatto ci sono persone, territori, prodotti, ricerca e passione. Vorrei che il pubblico scoprisse una cucina italiana viva, capace di sorprendere e di raccontare il proprio patrimonio attraverso nuovi linguaggi».

Il progetto avrà anche una dimensione editoriale.
«Il Festival Magazine nasce per prolungare il racconto oltre le dieci tappe. Attraverso interviste, storie e approfondimenti continueremo a dare voce ai protagonisti e alle realtà coinvolte. L’ambizione è che il Festival non sia soltanto un evento, ma una piattaforma destinata a crescere nel tempo».

Il sogno per il futuro?
«Diventare un appuntamento riconosciuto e atteso, capace di creare nuove connessioni tra Italia e Svizzera. La gastronomia può essere il punto di partenza per parlare di cultura, territorio, impresa e futuro. In fondo, la sua forza è proprio questa: mettere le persone intorno allo stesso tavolo».

L’incontro tra alta cucina e arte bianca nel cuore della Confederazione Elvetica

Resta aggiornato sul Festival

Seguici sui nostri canali social


    Copyright © 2026 Festival della Cucina Italiana in Svizzera – Made by Carbot