Guglielmo Wurzburger: «Il caffè è parte imprescindibile della cultura gastronomica italiana»
Il patron di Kenon, Food Sponsor del Festival della Cucina Italiana in Svizzera, racconta il valore della partecipazione alla manifestazione e una filosofia produttiva fondata su qualità, origine e controllo della filiera
La cultura gastronomica italiana è fatta di prodotti, rituali e identità. In questo patrimonio il caffè occupa un posto speciale, come simbolo riconoscibile dello stile italiano. È con questa visione che Kenon, storica torrefazione italiana con sede ad Arzano, in provincia di Napoli, partecipa al Festival della Cucina Italiana in Svizzera in qualità di Food Sponsor, portando nelle diverse tappe l’eccellenza del proprio caffè, frutto di un’accurata selezione delle materie prima, di una tostatura separata per ogni origine e di una costante attenzione alla qualità in ogni fase della lavorazione.
Ne parliamo con Guglielmo Wurzburger, patron dell’azienda insieme al fratello Giovanni.
Guglielmo Wurzburger, perché avete scelto di sostenere il Festival della Cucina Italiana in Svizzera?
«Perché condividiamo pienamente l’idea alla base del Festival: portare fuori dai confini italiani non soltanto dei prodotti, ma una cultura. La cucina italiana è un sistema fatto di materie prime, competenze, territori e professionalità. Il caffè ne èuna componente importante e rappresenta, forse più di altri prodotti, un vero rito italiano conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo. Essere presenti al Festival significa quindi contribuire a questa narrazione attraverso ciò che sappiamo fare meglio: offrire un caffè che esprima qualità e identità».
Durante il Festival Kenon fornirà il caffè nelle diverse occasioni gastronomiche. Quanto è importante che il caffè trovi spazio all’interno di un progetto dedicato alla cucina italiana?
«È fondamentale. Il caffè non dovrebbe essere considerato semplicemente la conclusione di un pasto. È un prodotto gastronomico a tutti gli effetti, con una complessità che merita di essere conosciuta. Noi sosteniamo da sempre che il caffèsia una pietanza, perché dietro una tazzina ci sono un’origine, un raccolto, una tecnica di lavorazione e una ricetta. Quando viene servito dopo un grande percorso gastronomico, deve essere all’altezza di ciò che lo ha preceduto».
La vostra filosofia parte dalla materia prima: cosa significa per Kenon rispettare e valorizzare l’origine?
«Significa conoscerla e trattarla secondo le sue caratteristiche. Lavoriamo circa 11 origini di caffè verde, ognuna con caratteristiche diverse come altitudine, clima ed annata. Per questo gestiamo le origini separatamente e le tostiamo con curve di tostatura dedicate, studiando ogni singolo caffè prima di formulare la miscela finale. È un processo che richiede più tempo, competenza e tecnologia, ma ci permette di preservare l’identità di ogni origine e ottenere il risultato finale come una vera ricetta, proprio come avviene in cucina con ogni ingrediente».
Quali valori rappresentano le linee guida del vostro lavoro?
«Tradizione familiare, innovazione e sostenibilità. La storia della famiglia Wurzburger nel caffè inizia nel 1892 e prosegue oggi con Kenon. Un patrimonio di esperienza che unisce tecnologia industriale e competenza artigianale, con un controllo diretto di ogni fase produttiva. La sostenibilità è parte integrante della qualità: selezioniamo i produttori valutando anche le pratiche di coltivazione e il rispetto dei territori e delle comunità, costruendo nel tempo relazioni decennali lungo tutta la filiera».
Il Festival è strumento di diplomazia gastronomica e di valorizzazione del Made in Italy. Che ruolo può avere un prodotto come il caffè in questa strategia?
«Un ruolo molto forte, perché il caffè italiano è un esempio particolare di Made in Italy. La materia prima nasce in altri Paesi, ma in Italia, e soprattutto a Napoli, abbiamo costruito nel tempo una cultura della selezione, della tostatura e della miscelazione che ha reso il nostro modo di preparare e consumare il caffè riconoscibile nel mondo. È una dimostrazione di come il Made in Italy non significhi necessariamente produrre una materia prima nel nostro Paese, ma saper trasformare, interpretare e valorizzare un prodotto attraverso competenza e cultura».
La Svizzera è un mercato d’interesse per un’azienda come Kenon?
«Sì, la Svizzera è un mercato attento alla qualità e alla ristorazione, ideale per valorizzare la nostra idea di caffè. Il Festival ci permette di incontrare professionisti e consumatori. L’obiettivo è promuovere una cultura del caffè che merita la stessa attenzione riservata al vino e alle grandi eccellenze gastronomiche italiane».



