Pasticceria Pintauro 1785, dalla sfogliatella simbolo di Napoli al dialogo con il mondo
Francesco Bernardo, imprenditore e proprietario di Pasticceria Pintauro 1785, ha scelto di raccogliere una sfida che va oltre la gestione di uno storico esercizio commerciale: preservare la storia di un’insegna che appartiene alla tradizione gastronomica di Napoli e accompagnarla verso una nuova fase di sviluppo. Una visione che trova nel Festival della Cucina Italiana in Svizzera, di cui Pasticceria Pintauro 1785 è food sponsor, un naturale terreno di confronto. Durante le serate del Festival, infatti, saranno proprio le sfogliatelle di Pintauro a rappresentare la tradizione dolciaria napoletana, portando in Svizzera non soltanto un prodotto, ma una cultura, una storia e un modo di interpretare l’artigianalità.
Dottor Bernardo, cosa significa oggi essere alla guida di un marchio con una storia così importante?
«Significa innanzitutto assumersi una grande responsabilità. Pintauro non è semplicemente una pasticceria: è un pezzo della storia di Napoli. Qui è nata una delle preparazioni più rappresentative della città, la sfogliatella, diventata nel tempo un simbolo conosciuto nel mondo. Il nostro compito è custodire questa storia senza cristallizzarla. Vogliamo mantenere intatta la tradizione, a partire dalle ricette storiche, ma allo stesso tempo continuare a innovare, proprio come fece a suo tempo il fondatore Pasquale Pintauro».
Pintauro 1785 è food sponsor del Festival della Cucina Italiana in Svizzera. Perché ha scelto di sostenere questo progetto?
«Perché il Festival interpreta perfettamente una delle direzioni che intendiamo seguire: valorizzare la cucina italiana come patrimonio culturale e portarla al confronto con altri Paesi. La Svizzera rappresenta un contesto particolarmente interessante perché permette di creare un dialogo tra professionisti, territori e culture gastronomiche differenti. Essere presenti significa per noi contribuire a far conoscere una parte della tradizione napoletana attraverso un prodotto che ha una storia precisa, ma anche una forte capacità di parlare a un pubblico internazionale».
Durante le serate del Festival saranno servite anche le sfogliatelle di Pintauro. Che significato ha portare questo prodotto oltreconfine?
«È un modo concreto per far conoscere la nostra storia attraverso il gusto. Credo che sia proprio questa la forza di un progetto come il Festival: creare un incontro diretto tra culture gastronomiche, mettendo in relazione i professionisti e, attraverso i prodotti, anche i territori. Portare una sfogliatella in Svizzera significa far conoscere un frammento della storia di Napoli».
La sfogliatella può diventare ambasciatrice della cultura gastronomica italiana?
«Credo proprio di sì. La sfogliatella ha caratteristiche molto riconoscibili: nasce a Napoli, ha una storia secolare e una lavorazione artigianale precisa. Ma, allo stesso tempo, è immediatamente comprensibile anche fuori dall’Italia. È proprio questa combinazione tra radici locali e apertura internazionale che può renderla un prodotto ambasciatore della nostra cultura gastronomica».
Il Festival guarda anche all’internazionalizzazione delle eccellenze italiane. Come si evolverà Pintauro in questa direzione?
«Per noi è fondamentale preservare l’unicità di Pintauro nel cuore di Napoli, mantenendolo un punto di riferimento per chi cerca l’autentica sfogliatella. Allo stesso tempo, vogliamo portare i nostri prodotti in contesti selezionati, anche internazionali, come il Festival della Cucina Italiana in Svizzera. Non puntiamo a replicare Pintauro, ma a far conoscere la qualità e la storia dei nostri laboratori, portando Napoli e la sua cultura gastronomica oltre i confini».



