Toccalmatto, 18 anni di birra artigianale tra identità, crescita e nuovi mercati
Da Zona Cesarini a Stria, il birrificio emiliano punta sul Festival della Cucina Italiana in Svizzera per rafforzare il dialogo con la ristorazione e accelerare l’espansione internazionale.
Artigianale e indipendente. Sono le prerogative che caratterizzano il birrificio artigianale indipendente Toccalmatto. Creato da Bruno Carilli nel 2008 a Fidenza, nel cuore dell’Emilia, è oggi guidato da quella che a tutti gli effetti è la seconda generazione dei soci fondatori. Con risultati importanti, come spiega Massimo De Marco, responsabile marketing e trait d’union tra il gruppo che ha visto nascere Toccalmatto e l’attuale gruppo dirigente. “In questi 18 anni siamo passati da un impianto iniziale da 550 litri per cotta all’attuale sala da 50 ettolitri, con una capacità di cantina pari a 1.200 hl. Solo nell’ultimo anno abbiamo potuto registrare una crescita in termini di fatturato a due cifre. Tutto questo senza mai stravolgere la nostra natura: una birra artigianale, per noi, non deve essere un prodotto di nicchia. Da sempre, le nostre creazioni uniscono carattere e bevibilità, dalla lager più delicata ed elegante alla IPA (India Pale Ale) più intensa e profumata”.
A partire dal vostro prodotto di punta, Zona Cesarini, entrato di diritto nella storia della birra artigianale non solo italiana.
“Nata nel 2010, rappresenta il prototipo della Pacific IPA. Il luppolo giapponese Sorachi Ace, insieme a un blend di varietà americane, australiane e neozelandesi, crea l’esplosione tropicale che è la sua ‘firma’. Una bevuta perfettamente equilibrata tra corpo secco e finale amaro”.
Una birra premiata con nel 2025 con il bronzo nella categoria Pacific IPA al Brussels Beer Challenge e attorno alla quale lo scorso mese di aprile è nato il primo “Zona Cesarini Day”.
“Che ha coinvolto oltre novanta locali sparsi in tutta Italia, dove contemporaneamente è stata spillata una speciale edizione limitata, accompagnata da gadget da collezione. È stato un successo, per certi versi inaspettato, che ci lascia ben sperare per l’edizione 2027”.
Non solo Zona Cesarini.
“Tra i nostri prodotti più apprezzati c’è anche Stria, la ‘birra chiara’ per eccellenza. Semplice ma mai banale, unisce la pulizia e la facilità di bevuta della tradizione tedesca a bassa fermentazione con il carattere rustico di una lager non filtrata, con un taglio per così dire pop: una base di malto golosa e ‘croccante’, con note di crosta di pane e miele millefiori, impreziosita da una luppolatura delicata ed elegante, floreale ed erbacea, caratterizzata da nobili luppoli europei”.
Veniamo alla vostra partecipazione da food sponsor al Festival della Cucina Italiana in Svizzera.
“Il primo obiettivo è quello di invertire la rotta. Diciamola tutta: quella tra la ristorazione e la birra artigianale può essere considerata una sorta di ‘occasione mancata’. Dal 1996 ai giorni nostri, la percentuale di birra artigianale consumata in Italia è pari al 3%, con la differenza che vent’anni fa i birrifici artigianali si potevano contare sulle punte delle dita di una sola mano e ora sono più di mille. Non parliamo di noi, che abbiamo registrato nell’ultimo anno una crescita percentuale a doppia cifra, ma in generale il mondo della birra artigianale sconta una sorta di ‘mancanza di dialogo’ con quello della ristorazione, della pizzeria e della cucina italiana all’estero”.
Con la vostra presenza in Svizzera puntate dunque a cambiare passo?
“Questo evento rappresenta una parte integrante del nostro progetto di espansione sul mercato, specie su quello estero, che ci porterà ad intensificare il dialogo con chi si occupa di ristorazione, fino ad aprirci ad un pubblico più ampio”.



